Francesco Desogus

1916 The National Geographic Magazine: semisconosciuta Sardegna…

Il primo articolo di una certa importanza sulla Sardegna apparso su The National Geographics Magazine, rivista che non ha certo bisogno di presentazioni, fu pubblicato nel numero di Agosto del 1916 con il titolo “LITTLE-KNOW SARDINIA”.

Lo scrisse Helen Bree Dunstan Wright, accompagnato da 23 foto in bianco e nero ed una cartina del Mediterraneo centrale. Buona parte delle foto sono del marito, Charles Will Wright, che era stato il Direttore dell’Ufficio Federale alle Miniere degli Stati Uniti. In quell’occasione girarono l’isola in treno ed auto a noleggio, con figli a seguito.

L’autrice fu colpita dalla bellezza e l’unicità dell’isola, in particolare per le vaste foreste, tanto da esordire un paragrafo con un emblematico “The Switzerland of Sardinia“. Ma fu anche impressionata dal carattere dei sardi che definì, con un altro titolo di paragrafo, “Natives excessively polite”.

Cagliari interessò per le torri pisane medioevali e i suoi dintorni:

Attorno a Cagliari ci sono delle baie poco profonde, che si estendono nell’entroterra per molte miglia e sono importanti per le raccolta governativa del sale, dove si possono vedere cumuli di sale alti 20-40 piedi (6-12 metri circa). In primavera, su queste lande pianeggianti, si riuniscono stormi di fenicotteri ed altri uccelli che si sommano alla bellezza dello scenario. Il territorio attorno alle lagune è particolarmente fertile e ben coltivivato con orti e vigneti, da cui si produce vino in gran quantità.

(testo originale: Surrounding Cagliari are shallow bays, which extend inland for many miles, and are of interest of the govenment salt recoveries, where huge mounds of salt, 20 to 40 feet high, can be seen on the flats. In the spring flocks of flamingoes and other virds congregate on these lowlands and add to the beauty of the scenery. The land around the lagoons is especially fertile and well cultivated with truck gardens and vineyards, from which a very large quantity of wine is made.)

Questa pubblicazione, come i tanti che allora trattarono dei luoghi e delle genti d’Italia, aprì anche la rivista e fu in un certo modo un riconoscimento all’impegno dell’Italia nella prima guerra mondiale, ed ai sardi che tanto hanno dato in impegno, coraggio e vite umane. Riconoscimento che venne poi rafforzato ed amplificato con l’uscita del gennaio 1923 con un articolo, mai più riproposto per estensione e illustrazioni a corredo da parte del National Geographic Magazine, scritto dal prof. Guido Costa: 76 pagine con 81 illustrazioni, di cui 16 in falsi colori e a tutta pagina. Sull’uscita del 1923 diamo cenno a parte in questa sezione del sito.

Curiosità.

La corrispondente americana Helen Dunstan Wright visse diversi anni in Italia, di cui una parte trascorsi in Sardegna. Dedicò molti articoli all’Italia e per diverse testate, fino al 1940.

Da Ingurtosu, sito minerario ora dismesso nel comune di Arbus, dove risiedeva con l’intera famiglia (ancora oggi resiste la Villa Wright, che apparteneva al marito e poi vicedirettore delle Miniere di Gennemari ed Ingurtosu), inviò una lettera al The New York Times, pubblicata sul numero del 20 maggio 1917, facendo appello ai lettori del più importante quotidiano americano per una raccolta di fondi destinati ad un piano per la cura della tubercolosi in Sardegna, a favore dei soldati sardi di ritorno (per chi aveva la fortuna di ritornare…) dai teatri di guerra sul Carso e dintorni nel 15-18.

In quell’occasione l’autrice, in genere rispettosa nella descrizione delle condizioni igienico-sanitarie dei tanti luoghi visitati in giro per il mondo, sottolineò la dura realtà sarda, la miseria delle abitazioni, la promiscuità tra malati e sani, che portava alla diffusione ed alla permanenza della malattia e non solo quella.
Probabilmente lo fece per sensibilizzare gli animi dei cittadini newyorkesi e perchè, questo traspare tra le righe, nutriva un certo amore verso le genti sarde, alle famiglie prive di tanti giovani strappati dal lavoro dei campi, unica fonte di sostentamento insieme alle miniere, per morire poi a migliaia nel fiore dei loro anni e lontano da casa.

 

(articolo che ho pubblicato sul sito del Parco Naturale Regionale Molentargius-Saline)

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